Marion Salmon-Thomas vuole diventare madre continuando a essere un'atleta di arrampicata su ghiaccio. Nel documentario di Enzo Besson, allenamento, vita familiare e ritorno alla parete intrecciano due percorsi di trasformazione.
Regia
Enzo Besson
Paese
Francia
Durata
00:40:00
3 ottobre 2026 · Ciro Sorrentino, Co-Direttore
Una piccozza cerca l'appoggio, i ramponi sostengono il peso, il corpo trova una posizione da cui proseguire. In Mère de glace, documentario francese di Enzo Besson candidato all'International Sport Film Festival 2026, questi gesti accompagnano la storia di Marion Salmon-Thomas. L'atleta affronta una domanda che riguarda la sua vita prima ancora del calendario agonistico: come far convivere il desiderio di un figlio e la volontà di continuare a praticare lo sport ad alto livello?
Marion appartiene alla squadra francese di arrampicata su ghiaccio dal 2017. Il film ripercorre il suo legame con il movimento, nato nell'arrampicata su roccia e sviluppato attraverso l'uso delle piccozze e i percorsi misti. A interessarlo sono sia la disciplina del gesto sia il posto che quella pratica occupa nella sua identità. Per una persona abituata a conoscere il proprio corpo attraverso allenamenti e competizioni, una gravidanza introduce nuovi tempi, sensazioni e domande.
Il racconto intreccia il periodo precedente alla nascita e quello successivo. Allenarsi durante la gravidanza, adattare le attività e ritrovare familiarità con la parete dopo il parto diventano parti di uno stesso percorso. La voce di Marion accompagna incontri con professioniste della preparazione e della fisioterapia, esercizi e tentativi. Le parole restano legate a situazioni quotidiane: il respiro, il lavoro fisico, la pazienza necessaria a riprendere un movimento conosciuto. È l'esperienza individuale della protagonista, raccontata nelle sue circostanze concrete.
Accanto agli spazi sportivi ci sono la casa, il bambino e l'organizzazione familiare. Il film osserva il modo in cui queste dimensioni si incontrano: la cura e l'allenamento condividono il tempo della giornata, mentre il rapporto con il corpo viene rinegoziato. Marion partecipa anche alla scrittura ed è accreditata come produttrice; la sua prospettiva entra così nella costruzione del racconto oltre che nelle testimonianze. La domanda su maternità e carriera prende forma attraverso una persona e le relazioni che la accompagnano.
La dimensione sportiva si riconosce nei dettagli delle prese, degli attrezzi e delle posizioni sulla struttura. Campi più ampi mostrano lo spazio dell'arrampicata e il rapporto fra atleta e parete; le riprese ravvicinate seguono il lavoro del corpo. Il percorso conduce anche all'ambiente della competizione a Saas-Fee, in Svizzera, tra preparazione, attesa e ingresso nell'arena. Il documentario alterna questi momenti alle scene familiari, alle conversazioni e alle pagine di diario, attraversando la distanza fra il tempo pubblico della gara e quello personale del recupero.
Acqua e ghiaccio tornano nelle immagini insieme al tema di un corpo che cambia. Nel corso dei quaranta minuti del film, gravidanza e ritorno all'attività si rispondono senza coincidere: entrambe richiedono adattamento, ma pongono esigenze diverse. Mère de glace offre al pubblico un punto di ingresso nella vita di una sportiva che prova a dare spazio a due desideri. La parete resta davanti a lei, mentre cambiano il modo di avvicinarla e la vita da cui parte ogni tentativo.
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