23–28 novembre 2026 · Castellammare di Stabia
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Repent, He Said

Locandina di Repent, He Said di Nick Maizlin, con un volto dipinto su fondo rosso

Un campo da tennis immerso nella foschia e due avversari vestiti di nero e di bianco: nel corto sperimentale di Nick Maizlin la partita diventa un confronto con la colpa e l’isolamento.

Regia
Nick Maizlin
Paese
Canada
Durata
00:07:46

Repent, He Said è un cortometraggio sperimentale canadese scritto e diretto da Nick Maizlin. Realizzato nel 2026, dura sette minuti e quarantasei secondi e colloca una partita di tennis in uno spazio sospeso, avvolto nella foschia. La premessa è quella di un ultimo incontro, nel quale la sfida sportiva si intreccia con il peso delle vittorie passate e con ciò che il giocatore ha sacrificato per ottenerle. Il campo è il luogo di un confronto che riguarda anche la sua coscienza.

Due figure, una vestita di nero e l’altra di bianco, occupano i lati opposti della rete. Racchette, palline, linee e punteggio appartengono al lessico del tennis; a questi elementi si affiancano cartelli che parlano di vittorie vuote, rabbia, indurimento del cuore e solitudine. Il film accosta così i gesti della competizione a una riflessione sulla colpa e sulla possibilità del pentimento, senza affidare il racconto a una spiegazione biografica del protagonista.

Il bianco e nero, la luce radente e la nebbia definiscono l’ambiente visivo. Le inquadrature del campo si alternano ai volti, alle mani e ai dettagli della rete, mentre le parole scritte introducono un secondo piano del racconto. Questa combinazione di azione e testo colloca il corto nella forma dell’allegoria sportiva: la distanza fra i giocatori, il confine della rete e la presenza del tabellone fanno parte sia della partita sia del suo significato morale.

Prodotto da Roman Gubin e girato in Canada, il film ha nel cast principale Rafael Rosenzuaig e Dylan Shan. Alla fotografia di Daniel Zlobin si affiancano il montaggio di Artem Sukharev, le musiche di Kyrylo Borodin e Maria Khmeliova e il disegno sonoro di Yegor Irodov. Nel percorso fra cinema e sport proposto dall’opera, il tennis offre uno spazio delimitato e un confronto fra due corpi attraverso cui affrontare il rapporto fra desiderio di vittoria, responsabilità personale e isolamento.