23–28 novembre 2026 · Castellammare di Stabia
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Babyface

Locandina di Babyface: titolo bianco su fondo verde scuro, con la lettera A rossa.

Un giovane lottatore sogna una borsa di studio, ma la pressione del peso entra nella sua vita privata. Babyface, di Shawn Deninger, racconta ambizione sportiva, immagine corporea e difficoltà di chiedere aiuto.

Regia
Shawn Deninger
Paese
Stati Uniti
Durata
00:16:53

Per Tommy Sullivan, la lotta è una promessa di futuro. È un giovane atleta della squadra scolastica, con una borsa di studio universitaria all’orizzonte e il desiderio di dimostrare quanto vale. Un contrattempo gli impone però di perdere molto peso in pochi giorni. Da quel momento, prepararsi alla gara significa anche misurarsi con un’immagine del proprio corpo che non gli lascia tregua.

Babyface, cortometraggio statunitense scritto e diretto da Shawn Deninger, segue questa pressione oltre il tappeto di allenamento. Le graduatorie, le aspettative del coach e il limite della categoria entrano nelle conversazioni e nelle abitudini del protagonista. Il traguardo universitario lega la prestazione a qualcosa che sembra più grande del prossimo incontro: la possibilità di costruire la propria vita attraverso lo sport.

Il racconto attraversa palestra, ufficio scolastico e ambienti domestici. Bilance e specchi accompagnano il controllo del peso; i tavoli e i pasti spostano il conflitto dentro la famiglia e la relazione di coppia. Tommy prova a tenere insieme la preparazione agonistica e la presenza delle persone vicine, mentre paura, segreti e isolamento rendono sempre più difficile parlare di ciò che gli sta accadendo.

La dimensione fisica passa anche per gli oggetti e per gli spazi. Ai primi piani del corpo si affiancano le distanze della palestra; le soglie separano luoghi pubblici e privati. La luce fredda degli ambienti di allenamento lascia posto ai toni più caldi della casa, senza che il ritorno domestico cancelli la tensione. Questi elementi seguono il passaggio della disciplina sportiva dentro la quotidianità del ragazzo.

La sinossi presenta il film come una storia sui disturbi alimentari nei giovani uomini, sulla mascolinità e sul costo di inseguire uno standard impossibile. Il centro resta una vicenda di finzione: il sogno di Tommy, il suo rapporto con il cibo e le difficoltà di rendere visibile agli altri una sofferenza che tenta di controllare da solo.

Prodotto da Sofia Vargas, con Jakob Gruntfest nel cast, Babyface dura poco meno di diciassette minuti. Fra allenamento e vita privata, propone un incontro con lo sport attraverso le aspettative che lo circondano e la domanda su quanto spazio rimanga per la vulnerabilità di chi gareggia.