
2026 · FILM CANDIDATO
Rozsdás lóvé
Un combattente cerca di saldare un debito e lasciare gli incontri clandestini: Rozsdás lóvé, noto come Dirty Change, è il cortometraggio di diploma di Tibor Tasi alla SZFE di Budapest.
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Adam Taïeb ricostruisce con l’intelligenza artificiale gli ultimi minuti della partita dei cento punti di Wilt Chamberlain. Un cortometraggio di finzione fra evento documentato, assenza di riprese note e memoria cinematografica dello sport.
La partita appartiene alla storia del basket; le immagini di 100 sono invece una ricostruzione realizzata con l’intelligenza artificiale. Nel cortometraggio scritto, diretto e prodotto da Adam Taïeb, l’IA dà forma a una finzione ispirata agli ultimi minuti dell’incontro in cui Wilt Chamberlain segnò cento punti. Il film immagina gesti e conversazioni: non presenta riprese autentiche ritrovate della serata.
Il riferimento storico è il 2 marzo 1962, quando i Philadelphia Warriors affrontarono i New York Knicks a Hershey, in Pennsylvania. Di quella partita non sono note immagini in movimento. Ne restano altre testimonianze, fra cui fotografie, statistiche e la registrazione radiofonica del quarto periodo, inserita nel National Recording Registry della Library of Congress. La memoria dell’evento si è quindi trasmessa anche senza una sua registrazione visiva.
È in questa assenza che si colloca il progetto di Taïeb. Il regista descrive il corto come un tentativo di immaginare l’aspetto che avrebbero potuto avere quei minuti. Il punto di partenza è documentato, mentre la sua rappresentazione sullo schermo appartiene alla messa in scena. L’uso di persone ed eventi reali va letto all’interno di questa distinzione, senza attribuire a ogni battuta o azione il valore di una testimonianza storica.
La situazione narrativa concentra il conflitto intorno a Chamberlain: nella ricostruzione ha raggiunto 89 punti e vorrebbe fermarsi, mentre chi gli sta intorno vuole che continui. Compagni e avversari reagiscono alla possibilità del record con richieste, resistenze e battute. Il film segue questo intervallo ristretto, in cui il risultato individuale cambia le aspettative rivolte al giocatore e il comportamento delle persone sul campo.
Il rapporto fra cinema e sport passa qui anche dal modo in cui un evento viene reso visibile. Le immagini generate permettono di costruire una versione cinematografica di ciò che non possiamo rivedere attraverso un filmato della partita; proprio per questo è necessario riconoscere la ricostruzione come tale. Il record e le fonti che lo documentano restano distinti dalle scelte con cui il cortometraggio lo racconta.
Della durata di quattro minuti e undici secondi, 100 mette così accanto un episodio della storia sportiva e una forma contemporanea di produzione delle immagini. La scrittura e la regia di Adam Taïeb organizzano una finzione realizzata con l’IA attorno a quell’evento: una rappresentazione da incontrare sapendo quali elementi appartengono alla storia e quali alla sua elaborazione cinematografica.