Danielle impara a nuotare per condividere l’acqua con i suoi figli. Il documentario di Merel Wulteputte intreccia lezioni in piscina, vita familiare e memoria, seguendo un percorso di fiducia nel proprio corpo.
Regia
Merel Wulteputte
Paese
Belgio
Durata
00:15:46
8 ottobre 2026 · Ciro Sorrentino, Co-Direttore
Entrare in acqua insieme ai propri figli: è questo il desiderio che porta Danielle, trentasei anni, a imparare a nuotare. Un gesto abituale per altri diventa per lei una serie di piccoli compiti da affrontare. Coordinare braccia e piedi, trovare il respiro, accettare un appoggio e provare ancora: il corso ha i tempi di un apprendimento adulto, mentre i bambini immaginano già una gara con la mamma.
zwemmen in mijn buik, presentato anche con il titolo inglese swimming in my belly, è un documentario belga scritto e diretto da Merel Wulteputte. La regista segue Danielle fra piscina e casa, dove la conversazione sul nuoto continua a colazione e fra i giochi. Il desiderio di condividere una nuova esperienza passa così attraverso la vita di famiglia, le attese dei figli e la disponibilità a mostrarsi ancora inesperta.
In piscina l’esercizio viene scomposto in movimenti e tentativi. La tavoletta, i galleggianti e le correzioni dell’istruttore accompagnano il lavoro sulla coordinazione. Le riprese sotto la superficie osservano arti, mani e sostegni; sopra l’acqua, il bordo e le pareti situano Danielle nello spazio del corso. Riflessi, bolle e tonalità turchesi fanno parte del modo in cui il film racconta il rapporto fra corpo e acqua.
Il titolo apre anche un’altra dimensione. A casa, una scatola di ecografie custodisce la memoria dei figli e di una perdita. Danielle mostra le immagini ai bambini e parla di quando nuotavano nel suo ventre. Una lettera conservata fa emergere il ricordo di un figlio e il dolore dei genitori. Il racconto accosta questa memoria alla fatica presente di ritrovare fiducia nel corpo, restando vicino alle parole e all’esperienza della madre.
Intorno alle lezioni prosegue la quotidianità: la colazione, una bambina che gioca, l’impasto preparato insieme, le conversazioni sulle amicizie in piscina. Sono attività che riportano la pratica sportiva dentro i rapporti familiari. Il nuoto interessa Danielle come possibilità di stare nell’acqua con i figli, e ogni esercizio appartiene a questo progetto condiviso.
Realizzato nell’ambito della LUCA School of Arts e presentato fra i progetti di diploma del Master Film a Bruxelles nel 2026, il corto mette al centro una pratica sportiva imparata da adulti. Il suo punto di partenza è una domanda quotidiana: come avvicinarsi a ciò che ancora intimorisce, un movimento alla volta?
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