Marta vuole giocare a calcio e seguire l’esempio di Barbara Bonansea. Il cortometraggio di Matteo Quarta racconta il suo incontro con i pregiudizi che ancora circondano il calcio femminile.
Marta vuole diventare una calciatrice. Il suo punto di riferimento è Barbara Bonansea, attaccante della Nazionale italiana, ma il primo passo è ottenere la possibilità di giocare. Quando chiede di entrare in una partita, i coetanei la respingono; quando parla di iscriversi a una scuola calcio, incontra lo stesso pregiudizio nelle risposte degli adulti.
È da queste situazioni concrete che prende forma MARTA VUOLE GIOCARE. La protagonista cerca un campo, una squadra e il tempo per allenarsi. Il racconto la accompagna anche nella ricerca di una scuola calcio femminile e negli esercizi con il pallone: il calcio è un’attività da praticare, oltre che un sogno da difendere dalle obiezioni degli altri.
Accanto al percorso sportivo ci sono le scene domestiche. A tavola Marta racconta di essere stata esclusa; le conversazioni in famiglia portano il tema del calcio femminile dentro i rapporti più vicini alla bambina. Il film alterna il campo e la casa, i commenti dei coetanei e le reazioni degli adulti, senza costruire la vicenda attorno al risultato di una partita.
Il film affida parte del tema anche alle immagini: Marta appare dietro la rete che la separa dal campo, mentre una porta incornicia la madre che osserva l’allenamento. Reti e soglie diventano elementi riconoscibili della messa in scena, accanto alle conversazioni su chi possa o meno giocare. Il rapporto fra Marta e sua madre attraversa così la storia anche fuori dal campo.
Giulia Coppola interpreta Marta; Fortunato Cerlino è Antonio e Lucia Lorè è Rosa. Scritto e diretto da Matteo Quarta, il cortometraggio italiano dura 17 minuti. Fra i produttori indicati nella candidatura figurano Carlo Alessandri e Guido Massimo Calanca. Il film è stato iscritto alla quinta edizione dell’International Sport Film Festival con il titolo originale MARTA VUOLE GIOCARE.
A Napoli, un provino cinematografico e un murale di Maradona accompagnano il desiderio di un ragazzo di trovare la propria voce. Un cortometraggio di Massimiliano Pacifico fra calcio, immaginazione e crescita.
Manlio Faccini affronta il Tor des Géants in memoria dello zio e per sostenere AIL Forlì-Cesena. Un documentario di Alessandro Ceccarelli e Matteo Fortunati tra corsa, montagna e legami familiari.
Un corpo ruota nell’aria e il tempo sembra fermarsi. Nel corto di Anna-Maria Bechara Oueini, il parkour diventa il punto di partenza per esplorare percezione, paura e controllo dei pensieri.