Durante il recupero da un grave infortunio, Isco Alarcón attraversa visite, allenamenti e vita familiare. Sara Sálamo segue il tempo della riabilitazione e il rapporto fra vulnerabilità privata, aspettative pubbliche e desiderio di tornare in campo.
Il calendario del calcio continua anche quando un giocatore deve fermarsi. In SILENT STRUGGLE, il tempo di Isco Alarcón si misura invece in esercizi, visite e attese. Sara Sálamo segue il centrocampista del Betis durante il recupero da una lesione al perone e da una seconda operazione, entrando nei luoghi in cui il ritorno al campo viene preparato molto prima di diventare un’immagine pubblica.
Il documentario spagnolo, intitolato in originale En silencio. La resiliencia de Isco Alarcón, parte da una carriera interrotta e da un appuntamento mancato con l’Europeo. Il calcio resta presente anche nell’assenza: le partite della squadra scandiscono i giorni, mentre il protagonista osserva, aspetta e lavora per ritrovare la propria disponibilità fisica. Essere parte di un gruppo e non poter giocare diventa una condizione quotidiana.
La riabilitazione occupa spazi concreti. Ci sono le radiografie, i confronti con lo staff medico, la piscina e la palestra; poi gli esercizi di equilibrio, la corsa e il pallone. Tutore, ferita e attrezzi di lavoro riportano la storia al corpo. I carichi da sostenere e i minuti da concedere richiedono decisioni graduali, mentre il desiderio dell’atleta incontra i tempi del recupero.
A queste immagini si affiancano quelle di casa e dei figli. Il percorso attraversa conversazioni familiari, viaggi e videochiamate: la distanza dalla competizione coinvolge anche le persone con cui Isco condivide la vita. La regista è inoltre la sua compagna, e questa vicinanza entra nel film attraverso una discussione su quando sia giusto riprendere i momenti di fragilità. La presenza della macchina da presa diventa così parte della relazione raccontata.
Tribune vuote, corridoi, soglie e panchine ritornano lungo il documentario. Sono luoghi del calcio abitati durante un’attesa, spazi nei quali il giocatore si trova vicino al campo senza poter ancora partecipare. I dettagli della gamba operata e degli esercizi si alternano a vedute più ampie dello stadio, mettendo nello stesso racconto la dimensione individuale del recupero e quella pubblica del mestiere.
Il rientro porta con sé altre verifiche: nuovi fastidi, prudenza medica e aspettative sportive continuano a convivere. Intorno al protagonista scorrono cronache, interviste e notizie, mentre la preparazione quotidiana prosegue. Il film segue questa distanza fra ciò che il pubblico può vedere di un calciatore e ciò che richiede essere nuovamente pronto a giocare.
Scritto e diretto da Sara Sálamo e prodotto da Montauk Cinema con Montauk Canarias, SILENT STRUGGLE invita a entrare nel tempo meno esposto dello sport professionistico. Al centro ci sono il lavoro di recupero, le relazioni e la domanda che accompagna ogni passo verso il campo: come ritrovare fiducia in un corpo al quale si chiede di tornare a competere.
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